Sull’altopiano ibleo le chiamano cave. Si cammina tra pascoli e muri a secco, in una campagna quasi piatta, e a un certo punto il terreno finisce. Sotto, a volte cento metri più in basso, c’è l’acqua, ci sono i platani, e le pareti di calcare sono bucate da tombe e grotte.
A queste gole ho dedicato un documentario, Le Cave Iblee – Canyon di pietra, che da oggi è online sul canale YouTube di Pietre Vive.
Un documentario nato nel 2024
L’ho girato e montato nell’estate del 2024 per Lapideo 2024, dove è stato proiettato con un commento parlato registrato per l’occasione. Poi è rimasto lì, in un disco, per due anni (come tante cose che uno finisce e poi non riguarda più).
Quando ho deciso di portarlo su YouTube l’ho riguardato. Le immagini, tutto sommato, reggevano ancora. Il testo invece no. In questi due anni ho letto parecchio, e oggi sto più attento a non dare per sicuro quello che è solo ripetuto da tutti. Il commento di allora non mi rappresentava più, così l’ho riscritto da capo. A quel punto andavano rifatte anche la voce e la musica.
Il viaggio
Il documentario parte dall’altopiano e scende dentro le cave seguendo l’acqua.
La prima domanda è come si siano formate. Il calcare bianco degli Iblei è un antico fondale marino, fatto di fango e gusci depositati strato su strato. Quando il mare si è ritirato e la piattaforma si è sollevata, la roccia si è fratturata, e da allora piogge e torrenti allargano ogni crepa, scavando sempre più a fondo. Alcune cave sono lunghe chilometri: Cava d’Ispica, tra Modica e Ispica, ne misura tredici.
Sul fondo l’aria resta fresca e umida anche d’estate e l’acqua quasi non manca mai. Lungo i torrenti cresce il platano orientale, che in Italia è spontaneo solo in Sicilia e nel Meridione. In primavera fioriscono le orchidee selvatiche, e alcune imitano la forma e l’odore di un insetto per farsi impollinare.
Poi ci sono le tracce dell’uomo, che sono la parte a cui tengo di più. A Stallaini, in una parete, file di nicchie scavate per riparare le arnie di ferula. Tombe scavate nel calcare e riusate per secoli, anche come rifugi, stalle e depositi. Le catacombe paleocristiane di Cava Celone, a nord-ovest di Ragusa, del IV e V secolo. Il mulino ad acqua e la grotta di Cava Prainito, tra Rosolini e Modica. Sopra, l’altopiano dei muretti a secco, che dal 2018 sono patrimonio immateriale dell’umanità. E alla fine Cavagrande del Cassibile, con i laghetti a gradini, i Ddieri e una necropoli di duemila tombe che ha dato il nome a un’intera fase della civiltà dei Siculi.
Dietro le quinte
Nel primo articolo avevo scritto che questo blog sarebbe servito anche a raccontare quello che nel video non si vede. Pensavo che rifare un documentario già finito fosse questione di qualche sera. Mi sbagliavo, e di parecchio.
Il primo problema è stato il montaggio. Il file “pulito” che avevo archiviato, senza titoli e senza voce, era una versione precedente a quella definitiva: mancavano le orchidee e le riprese dall’alto delle tombe. Ho dovuto recuperarle dalla versione proiettata a Lapideo e rimettere insieme il montaggio finale.
Poi le tombe. Le ho sempre considerate probabilmente medievali, ma riscrivendo il testo mi sono chiesto su cosa si basasse quel “probabilmente”, e non ho trovato molto. Una tomba scavata nella roccia raramente conserva il corredo, e la stessa camera può essere stata svuotata e riusata più volte. Spesso l’unico indizio è la forma, e non sempre basta. Insomma, nel documentario ho scritto proprio questo, che datarle è difficile.
In una prima stesura del nuovo testo, poi, il mulino era finito nella cava sbagliata. Chi c’è stato se ne sarebbe accorto subito, e me l’avrebbe fatto notare (giustamente). Adesso è al suo posto, a Cava Prainito.
La voce narrante è generata con l’intelligenza artificiale (ElevenLabs), e anche la musica. Lo scrivo nei titoli di coda e lo scrivo qui, perché chi guarda ha il diritto di saperlo. Il testo l’ho scritto e rivisto io, e la voce ho dovuto correggerla parola per parola. Diceva “Ìblei” invece di “Iblèi”, e per farle pronunciare la parola giusta ho dovuto scrivere l’accento nel testo. Il nome dell’orchidea Ophrys le usciva storpiato in un modo che non sto nemmeno a riportare. Ogni frase l’ho riascoltata, e quando non andava l’ho fatta rigenerare.
I Ddieri e la necropoli di Cassibile non li avevo ripresi. Per mostrarli ho usato tre fotografie di Davide Mauro, pubblicate su Wikimedia Commons con licenza CC BY-SA 4.0. Il suo nome è nei titoli di coda e nella descrizione del video.
I capitoli
Se volete andare dritti a un luogo, il video è diviso in capitoli:
- 0:00 I Monti Iblei
- 1:25 Come sono nate le cave
- 2:34 L’acqua
- 3:14 Un corridoio di vita
- 4:14 Gli apiari di Stallaini
- 4:50 Tombe nella roccia
- 5:43 Le catacombe di Cava Celone
- 6:39 Il mulino di Cava Prainito
- 7:18 La grotta
- 8:46 L’altopiano e i muretti a secco
- 9:23 Cavagrande del Cassibile
Un’ultima cosa: se andate a vedere le cave, lasciatele come le avete trovate.
Se il video vi piace, iscrivervi al canale e condividerlo mi aiuta davvero, soprattutto adesso che il canale è agli inizi. E se conoscete una di queste cave meglio di me, o pensate che abbia sbagliato qualcosa, scrivetelo nei commenti.
Pietre Vive è un progetto di documentazione storico-archeologica dedicato al Sud Italia bizantino, normanno e medievale, con un radicamento particolare nell’altopiano ibleo. I documentari sono sul canale YouTube.

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